giovedì 29 settembre 2011

Scrivo ergo sum

Già ho avuto modo di evidenziare quanto ardua sia l'arte o la scelta dello scrivere, chi la fa sa di imbattersi in una lotta dura prima con se stessi e poi con chi leggerà quanto scritto. La lotta di ci si parla è una sfida di volontà, quella propria dell'anima che spinge verso l'espressione, la diffusione del pensiero, contro la riottosità del corpo, gli occhi si stancano, le dita scorrono macchinose sui tasti, la mano duole a tener la penna, insomma tutta una serie di fastidiose senzazioni che fanno della scrittura un eveto di disagio.
A fronte di ciò la soddisfazione estrema dopo lo sforzo nel vedere materializzate sul bianco della carta, su di un monitor, o anche soltanto sulla superficie di un biglietto i frutti più o meno saporiti del travaglio interiore che spinge a scrivere.
Chi non soffre, chi non ritiene la scrittura un metaforico parto, non solo non sa scrivere, ma non sa nemmeno apprezzare la scrittura altrui e quindi in fondo non sa leggere, non sa leggere la carta ed i cuori, non sa apprezzare i momenti intensi dell'accarezzare quello spazio etereo in cui le parole si confondono col pensiero.

giovedì 18 agosto 2011

Un inganno di mezza estate.

A mezza estate si riflette e ci si inganna, ecco che scrivendo si comprende questo, di vivere in un grande inganno, non si cerca la causa di questa mistificazione incause terza, ma la si cerca in se, la colpa degli inganni è infatti sempre di chi li subisce, consapevole vittima di un suicidio nascosto dietro l'alibi dell'altrui colpa.Siamo abituati ad ingannare per primi noi stessi,siamo abituati a mentire alla nostra anima ed in questa situazione di precarietà iniziamo a mentire al mondo intero.D'altronde chi siamo noi per poter rinunciare a cotanta verità, persino Gesù Cristo cadde in tale condizione, persino il Figlio di Dio consapevole della sua fine tentò di superare tale condizione, per poi aprire gli occhi e chiedere al Padre di allontanare dal suo cuore il calice amaro della paura. Maledetta paura di soffrire che ci fa precipitare nell'inganno, come un cane che rincorre la propria coda, quasi fosse una cura ed invece non è altro che una droga nella quale troviamo unicamente una folle dipendenza.

martedì 2 agosto 2011

L'oscurità della passione.

Le passioni sono qualcosa di pericoloso, di impulsivo, di impellente e quindi nettamente opposte a qualsiasi genere di ragionamento. La passione sportiva ci fa allenare in palestra o al parco senza sosta, ma porta alcune teste di legno a picchiare a morte altri individui in uno stadio. La passione politica porta a perorare giuste cause senza timore alcuno di rappresaglie partigiane, ma tanta vis alle volte causa incredibili tragedie che si chiamano guerre, ipse dixit "la politica fatta con altri mezzi". La passione d'amore incendia i cuori degli adolescenti, ma ottenebra la mente degli stalker di professione e non. Insomma ogni attività appassionata dell'uomo nasconde nel suo intimo un bianco ed un nero che alle volte si distinguono nettamente ed in altre circostanze rimangono invece frammischiati in grigi infiniti dove l'anima si perde disperando di poterne uscire. Le secche della passione invischiano l'intelletto fino alla perdita della ragione, la navicella della indefettibile inntelligenza umana è superata dai palpiti del sangue nelle arterie e l'uomo coscientemente guidato da un io incosciente naufraga "dolcemente in un leopardiano mare" Sì perchè il vero colore della passsione non è il rosso come comunemente si pensa, cromaticamente la passione ha il gusto dello scuro che col tempo annebbia la vista ed ottenebra i sensi, rallenta i riflessi fino a farli scomparire, mentre chi ne è colmo pensa di dominare se stesso ed il mondo, quando nella realtà l'individuo diviene solo un burattino nelle mani del proprio infelice cuore. Gli antichi ritenevano il cuore fosse la vera sede dellì'intelligenza, forse avevano compreso più e meglio di noi che nel cuore risiede il segreto della lucidità, un cuore libero consente alla mente di lavorare, un cuore appassionata frena l'intelletto e progressivamente dà spazio ad incomprensibili ed imponderabili scelte.

martedì 26 luglio 2011

Pensando qui e li

Quando non sai cosa fare, la cosa più semplice è non agire, quando non sai cosa dire la cosa più saggia è tacere, quando tutti dicono male di te la scelta migliore è non dire degli altri. Vivi in difesa, ma non in attesa, nei momenti della difficoltà, vedrai che sarai adeguatamente ripagato. Non temere il tempo che scorre se sei al sicuro delle tue certezze, quel tempo è tutto a tuo vantaggio, se invece ti trovi allo scoprerto, se la tua fortezza interiore vacilla allora non hai tempo, devi agire, senza avventatezza, ma in maniera ponderata, lentamente e sempre ascoltando il tuo respiro, non consentire ai tuoi pensieri di correre più rapidi del tuo diaframma, ma adeguali al ritmo vitale che spira dentro, sarai in pace con te stesso e affronterai senza affanni le naturali difficoltà del quotidiano.
Non temere di essere sconfitto fa parte della vita, temi solo di perdere la dignità in quella circostanza non godresti delle gloria che nasce nella memoria. Che tu vinca o perda poco importa, l'importante è che tu riesca a mantenere saldo l'onore. Va e non ti guardare indietro, il mondo così sarà tuo.

mercoledì 15 giugno 2011

Chiedere scusa

Alle volte ti senti inadeguato,fuori luogo, circondato da persone poco leali ed assolutamente prive di valori e moralità, la solitudine dei sentimenti, la mancanza di attaccamento a quei valori condivisi per i quali avrEsti perso la vita e che oggi ti accorgi essere stati il frutto di una povera giovenil fantasia. Guadagni, posti al sole, compromesi e ruberie hanno infangato le coscienze più della terra bagnata di trincea. L'unto delle ladrerie insozza gli animi ancor più del sangue di giovani valorosi che in tempi ormai lontani combatterono affinchè tutti noi potessimo sporcare di letame le loro tombe e la loro memoria. Mi sento inadeguato, non ce la faccio a preservare la mia integrità morale guidando follemente contromano, ho già sbattuto più volte, non ho più il mezzo di locomozione, mi guardo attorno e mi sento inadeguato, mentre una calda lacrima mi solca il cuore, un cuore pietrificato dal cinico utilitarismo con cui il mondo che mi circonda sfrutta fino all'ultimo grammo quanto di bello, glorioso, e dignitoso ha distrutto per propri interessi infami. Comandano truppe di cartone, spostano su finte zone di operazione carri armati che non esistono, richiedono concorsi di eserciti non più amici, decidono lo sbaraglio e non rischiano dolorose, ma necessarie riforme, in tutto questo mi sento inadeguato, imbrigliato in un limbo di burocrati che se ne fregano della vita umana e della dignità, che hanno ucciso sull'altare dei propri comodi l'onore ed i fasti di un mondo in cui pensano di essere a casa, ma del quale non conoscono nulla se non gli ambiti angusti e maleodoranti delle loro deplorevoli azioni. Io mi sento sempre più inadeguato e non posso fare altro che chiedere SCUSA!

domenica 12 giugno 2011

Perchè sono andato a votare pur ritenendo il voto un gioco cartaceo

Il tam-tam referendario pare stia portando i suoi frutti, forse quest'oggi o domani al massimo (13.06.2011) la tornata referendaria potrà finalmene dirsi efficace, non importa se vinceranno i Si o i No, l'importante è che vinca la democrazia, intesa come evento partecipativo di una intera comunità. E' un assoluto paradosso il fatto che una intera Nazione insorga quotidianamente contro la propria classe politica per poi fallire nel momento in cui le si dà la possibilità di esprimersi, la cosa è tanto assurda quanto purtroppo pesantemente connaturata nello spirito degli individui. La delega, lo spostamento delle responsabilità, la mancata espressione sono tutte forme di pigrizia prima di tutto intellettuale e poi fisica. Non va a votare chi non intende trovare la scheda elettorale sepolta chissà dove, non va a votare chi non ha rinnovato i documenti di riconoscimento, perchè tanto: "che ci devo fare". Non va a votare chi preferisce le panciolle casalinghe o la sabbia appiccicosa di un sonnacchioso pomeriggio al mare, insomma non vanno a votare tutti coloro i quali gradiscono l'inerzia all'azione. Lungi dallo scrivente pensare che il voto abbia una intrinseca efficacia nella risoluzione dei problemi quotidiani dei cittadini, peraltro il sistema referendario italiano è tanto macchinoso quanto assolutamente inefficace, poichè le abrogazioni o le proposte votate necessitano comunque di un parallelo iter legislativo che rende carta straccia l'opinione dei cittadini. Si ritiene tuttavia che l'esercizio elettorale dia un senso di disciplina al singolo ed alla comunità, fornisca gli strumenti dell'autoeducazione e della stoica abilità di superare istinti e pulsioni a favore di costumi più idonei ad una società organizzata. Si ribadisce per l'ennesima volta non occorre dire Si o No, occorre trasformare la parola in azione, pur consapevoli della inefficacia di questa, ma pursempre una azione pilotata dalla coscienza e dall'intelletto di ciascuno, una azione logica e quindi in se stessa una azione sociale e politica.

giovedì 26 maggio 2011

La borghesia che non c'è più.

L’orgia mediatica sollevatasi con la campagna elettorale volge ormai alla sua naturale conclusione, tra poche ore si apriranno le urne e le bocche si cuciranno quasi che quegli scatoloni bianchi colmi di carta colorata abbiano la facoltà, essi soli, di zittire chi per mestiere o incapacità è portato a parlare troppo. Si vuole tuttavia anticipare di qualche giorno la riflessione pre-elettorale dando ad essa un respiro più ampio, come meritano tutte le cose della politica. Milano e Napoli pur essendo due realtà completamente differenti hanno dimostrato di possedere un elemento in comune, o meglio un comune assente, capace di mettere in profonda relazione queste due capitali, la borghesia. Com’è vetusto questo termine, non se ne sente parlare quasi più, obliato da parole radical chic quali impresa, economia di mercato, globalizzazione e tanto altro. Il coma semantico di questo sostantivo procede di pari passo alla decadenza del concetto che rappresenta, alla progressiva perdita di forza e competitività che questa classe sociale ha subito nell’ultimo trentennio. Non esiste più la borghesia perché non esiste più il borghese, l’uomo industrioso ingegnoso ed alle volte un po’ imbroglione che, per dirla con il popolo, non dorme la notte affinché possa studiare come fregare gli altri di giorno. Tolti i luoghi comuni ironici e un po’ beceri alla borghesia va dato un grosso merito, quello di aver generato il risparmio; il lavoro di una vita d’altronde non poteva essere dilapidato, doveva invece essere accumulato per poi farlo moltiplicare così che i figli potessero vivere nell’agio e tramandare la “roba” di famiglia. Questo sistema criticato, ma non scriteriato, ha consentito alla piccola Italia dei tanti borghesi di resistere alla botta della crisi globale perché nonni e genitori appartenenti a questa classe avevano saputo fare le formiche consentendo oggi ai figli cicale, di fatto non più appartenenti alla classe di chi sa fare impresa, di aggrapparsi al gruzzolo di famiglia per resistere e continuare a navigare, seppure a vista, ma distanti dalle più amare secche della finanza. In una condizione del genere il sistema ha retto e con esso Milano e Napoli, ma adesso il serbatoio sta ultimando le sue riserve e gli pseudo borghesi del terzo millennio, non hanno ne’ gli strumenti e ne’la forza di agire, o come occorrerebbe fare oggi re-agire . Non lavorano 14 ore al giorno sette giorni su sette, non hanno un capitale da investire, ma dei debiti da sottoscrivere, non pagano i dipendenti e quindi sono incapaci di catalizzare consenso e voti, insomma non sono borghesi. In un clima siffatto la gran Milan della Moratti non ha potuto contare su chi riteneva appartenesse alla sua specie, poiché, come dimostrato, la specie non esiste quasi più e a dirla tutta nemmeno la Moratti è poi così borghese come dovrebbe essere, s’atteggia a nobile intellettuale, ma poveretta, quando parla balbetta e diventa rossa. Per quanto riguarda Napoli, i guitti e i cafoni sono fuori controllo, i Patrun’, come li chiamano da quelle parti non esistono più, la monnezza puzza, ma la classe media, non più borghese, poco ne subisce i danni, pare che il vomero sia sempre pulito, insomma la voce della base non arriva al vertice perché il megafono si è rotto, d’altronde Bassolino da Afragola era un guitto e non discendeva nemmeno dalla borghesia cittadina, quanto alla Rosa nostra inutile proseguire e se lo stesso Cirino Pomicino che di inciuci borghesi se ne intende sta a guardare, è chiaro che un De Magistris a caso possa ambire a governare una città calda meravigliosa, popolosa e purtroppo puzzolente come Napoli. Dopo essere stato scaricato nell’ordine: dalla magistratura, perché non sapeva fare le indagini, dall’Italia dei Valori perché non sapeva portare l’acqua al mulino del leader e dall’Unione Europea perché pare abbia difficoltà con la lingua comunitaria, l’inglese? No cari amici l’italiano, ecco che l’ex PM più vituperato d’Italia si appresta a fare il grande salto dall’empireo dei grandi accusatori alla mangiatoia dei neo-accusati. Napoli e Milano due capitali specchio di una intera nazione chiunque vinca ci sarà sempre uno sconfitto ed un assente, lo sconfitto sarà il cittadino, l’assente la borghesia, motore trainante di un mondo che non può che essere capitalista e borghese unici fari di civiltà da più di 1000 anni nella storia dell’occidente e se non ci credete allora domandate ai cinesi.