Quando non sai cosa fare, la cosa più semplice è non agire, quando non sai cosa dire la cosa più saggia è tacere, quando tutti dicono male di te la scelta migliore è non dire degli altri. Vivi in difesa, ma non in attesa, nei momenti della difficoltà, vedrai che sarai adeguatamente ripagato. Non temere il tempo che scorre se sei al sicuro delle tue certezze, quel tempo è tutto a tuo vantaggio, se invece ti trovi allo scoprerto, se la tua fortezza interiore vacilla allora non hai tempo, devi agire, senza avventatezza, ma in maniera ponderata, lentamente e sempre ascoltando il tuo respiro, non consentire ai tuoi pensieri di correre più rapidi del tuo diaframma, ma adeguali al ritmo vitale che spira dentro, sarai in pace con te stesso e affronterai senza affanni le naturali difficoltà del quotidiano.
Non temere di essere sconfitto fa parte della vita, temi solo di perdere la dignità in quella circostanza non godresti delle gloria che nasce nella memoria. Che tu vinca o perda poco importa, l'importante è che tu riesca a mantenere saldo l'onore. Va e non ti guardare indietro, il mondo così sarà tuo.
martedì 26 luglio 2011
mercoledì 15 giugno 2011
Chiedere scusa
Alle volte ti senti inadeguato,fuori luogo, circondato da persone poco leali ed assolutamente prive di valori e moralità, la solitudine dei sentimenti, la mancanza di attaccamento a quei valori condivisi per i quali avrEsti perso la vita e che oggi ti accorgi essere stati il frutto di una povera giovenil fantasia. Guadagni, posti al sole, compromesi e ruberie hanno infangato le coscienze più della terra bagnata di trincea. L'unto delle ladrerie insozza gli animi ancor più del sangue di giovani valorosi che in tempi ormai lontani combatterono affinchè tutti noi potessimo sporcare di letame le loro tombe e la loro memoria. Mi sento inadeguato, non ce la faccio a preservare la mia integrità morale guidando follemente contromano, ho già sbattuto più volte, non ho più il mezzo di locomozione, mi guardo attorno e mi sento inadeguato, mentre una calda lacrima mi solca il cuore, un cuore pietrificato dal cinico utilitarismo con cui il mondo che mi circonda sfrutta fino all'ultimo grammo quanto di bello, glorioso, e dignitoso ha distrutto per propri interessi infami. Comandano truppe di cartone, spostano su finte zone di operazione carri armati che non esistono, richiedono concorsi di eserciti non più amici, decidono lo sbaraglio e non rischiano dolorose, ma necessarie riforme, in tutto questo mi sento inadeguato, imbrigliato in un limbo di burocrati che se ne fregano della vita umana e della dignità, che hanno ucciso sull'altare dei propri comodi l'onore ed i fasti di un mondo in cui pensano di essere a casa, ma del quale non conoscono nulla se non gli ambiti angusti e maleodoranti delle loro deplorevoli azioni. Io mi sento sempre più inadeguato e non posso fare altro che chiedere SCUSA!
domenica 12 giugno 2011
Perchè sono andato a votare pur ritenendo il voto un gioco cartaceo
Il tam-tam referendario pare stia portando i suoi frutti, forse quest'oggi o domani al massimo (13.06.2011) la tornata referendaria potrà finalmene dirsi efficace, non importa se vinceranno i Si o i No, l'importante è che vinca la democrazia, intesa come evento partecipativo di una intera comunità. E' un assoluto paradosso il fatto che una intera Nazione insorga quotidianamente contro la propria classe politica per poi fallire nel momento in cui le si dà la possibilità di esprimersi, la cosa è tanto assurda quanto purtroppo pesantemente connaturata nello spirito degli individui. La delega, lo spostamento delle responsabilità, la mancata espressione sono tutte forme di pigrizia prima di tutto intellettuale e poi fisica. Non va a votare chi non intende trovare la scheda elettorale sepolta chissà dove, non va a votare chi non ha rinnovato i documenti di riconoscimento, perchè tanto: "che ci devo fare". Non va a votare chi preferisce le panciolle casalinghe o la sabbia appiccicosa di un sonnacchioso pomeriggio al mare, insomma non vanno a votare tutti coloro i quali gradiscono l'inerzia all'azione. Lungi dallo scrivente pensare che il voto abbia una intrinseca efficacia nella risoluzione dei problemi quotidiani dei cittadini, peraltro il sistema referendario italiano è tanto macchinoso quanto assolutamente inefficace, poichè le abrogazioni o le proposte votate necessitano comunque di un parallelo iter legislativo che rende carta straccia l'opinione dei cittadini. Si ritiene tuttavia che l'esercizio elettorale dia un senso di disciplina al singolo ed alla comunità, fornisca gli strumenti dell'autoeducazione e della stoica abilità di superare istinti e pulsioni a favore di costumi più idonei ad una società organizzata. Si ribadisce per l'ennesima volta non occorre dire Si o No, occorre trasformare la parola in azione, pur consapevoli della inefficacia di questa, ma pursempre una azione pilotata dalla coscienza e dall'intelletto di ciascuno, una azione logica e quindi in se stessa una azione sociale e politica.
giovedì 26 maggio 2011
La borghesia che non c'è più.
L’orgia mediatica sollevatasi con la campagna elettorale volge ormai alla sua naturale conclusione, tra poche ore si apriranno le urne e le bocche si cuciranno quasi che quegli scatoloni bianchi colmi di carta colorata abbiano la facoltà, essi soli, di zittire chi per mestiere o incapacità è portato a parlare troppo. Si vuole tuttavia anticipare di qualche giorno la riflessione pre-elettorale dando ad essa un respiro più ampio, come meritano tutte le cose della politica. Milano e Napoli pur essendo due realtà completamente differenti hanno dimostrato di possedere un elemento in comune, o meglio un comune assente, capace di mettere in profonda relazione queste due capitali, la borghesia. Com’è vetusto questo termine, non se ne sente parlare quasi più, obliato da parole radical chic quali impresa, economia di mercato, globalizzazione e tanto altro. Il coma semantico di questo sostantivo procede di pari passo alla decadenza del concetto che rappresenta, alla progressiva perdita di forza e competitività che questa classe sociale ha subito nell’ultimo trentennio. Non esiste più la borghesia perché non esiste più il borghese, l’uomo industrioso ingegnoso ed alle volte un po’ imbroglione che, per dirla con il popolo, non dorme la notte affinché possa studiare come fregare gli altri di giorno. Tolti i luoghi comuni ironici e un po’ beceri alla borghesia va dato un grosso merito, quello di aver generato il risparmio; il lavoro di una vita d’altronde non poteva essere dilapidato, doveva invece essere accumulato per poi farlo moltiplicare così che i figli potessero vivere nell’agio e tramandare la “roba” di famiglia. Questo sistema criticato, ma non scriteriato, ha consentito alla piccola Italia dei tanti borghesi di resistere alla botta della crisi globale perché nonni e genitori appartenenti a questa classe avevano saputo fare le formiche consentendo oggi ai figli cicale, di fatto non più appartenenti alla classe di chi sa fare impresa, di aggrapparsi al gruzzolo di famiglia per resistere e continuare a navigare, seppure a vista, ma distanti dalle più amare secche della finanza. In una condizione del genere il sistema ha retto e con esso Milano e Napoli, ma adesso il serbatoio sta ultimando le sue riserve e gli pseudo borghesi del terzo millennio, non hanno ne’ gli strumenti e ne’la forza di agire, o come occorrerebbe fare oggi re-agire . Non lavorano 14 ore al giorno sette giorni su sette, non hanno un capitale da investire, ma dei debiti da sottoscrivere, non pagano i dipendenti e quindi sono incapaci di catalizzare consenso e voti, insomma non sono borghesi. In un clima siffatto la gran Milan della Moratti non ha potuto contare su chi riteneva appartenesse alla sua specie, poiché, come dimostrato, la specie non esiste quasi più e a dirla tutta nemmeno la Moratti è poi così borghese come dovrebbe essere, s’atteggia a nobile intellettuale, ma poveretta, quando parla balbetta e diventa rossa. Per quanto riguarda Napoli, i guitti e i cafoni sono fuori controllo, i Patrun’, come li chiamano da quelle parti non esistono più, la monnezza puzza, ma la classe media, non più borghese, poco ne subisce i danni, pare che il vomero sia sempre pulito, insomma la voce della base non arriva al vertice perché il megafono si è rotto, d’altronde Bassolino da Afragola era un guitto e non discendeva nemmeno dalla borghesia cittadina, quanto alla Rosa nostra inutile proseguire e se lo stesso Cirino Pomicino che di inciuci borghesi se ne intende sta a guardare, è chiaro che un De Magistris a caso possa ambire a governare una città calda meravigliosa, popolosa e purtroppo puzzolente come Napoli. Dopo essere stato scaricato nell’ordine: dalla magistratura, perché non sapeva fare le indagini, dall’Italia dei Valori perché non sapeva portare l’acqua al mulino del leader e dall’Unione Europea perché pare abbia difficoltà con la lingua comunitaria, l’inglese? No cari amici l’italiano, ecco che l’ex PM più vituperato d’Italia si appresta a fare il grande salto dall’empireo dei grandi accusatori alla mangiatoia dei neo-accusati. Napoli e Milano due capitali specchio di una intera nazione chiunque vinca ci sarà sempre uno sconfitto ed un assente, lo sconfitto sarà il cittadino, l’assente la borghesia, motore trainante di un mondo che non può che essere capitalista e borghese unici fari di civiltà da più di 1000 anni nella storia dell’occidente e se non ci credete allora domandate ai cinesi.
martedì 17 maggio 2011
Politica gastrointestinale
Dopo un periodo di stasi mistica rieccomi a scrivere, a narrare, a riflettere in prosa delle alterne vicende mie ed altrui. Questi ultimi giorni interamente monopolizzati da una politica ridicola e provinciale sono sfociati nelle elezioni amministrative dove, come al solito, hanno vinto tutti, io intanto tra qualche giorno andrò a fare la gastroscopia e sebbene non vi sia nessun apparente nesso causale tra le due cose in realtà un breve legame c'è, un legame che definirei gastrointestinale. I politici sfornano frasi e progetti con la rapidità e la metodicità di unA FESSERIA al giorno, il mio stomaco brucia una volta al giorno, il mio intestino sforna prodotti di risulta una volta per dì, insomma la mente dei nostri saggi amministratori somiglia al mio sistema gastrointestinale attualmente malato, chissà se gli effetti di una gastroscopia possano sortire i medesimi effetti nei rettori della nostra res-publica così come per il mio apparato digerente.
Amen!
Amen!
domenica 27 marzo 2011
Cara Europa sei finita
un asse italo-tedesco per la Libia mentre gli anglo-francesi propongono altre soluzioni, mutatis mutandis l'Europa si spacca nei medesimi punti che l'Unione avrebbe dovuto saldare in modo definitivo. Cara Europa hai le ore contate, 20 anni e non sarai altro che inchiostro per i libri di storia.
sabato 19 marzo 2011
Una riflessione sulla Libia
Nel 1911 la Libia fu la chiave di volta che una volta rimossa, dal colonialismo italiano, fece crollare gli equilibri della struttura di potere turco-ottomana generando i prodromi di quella che sarebbe stata la Grade Guerra. Nel 2011 dopo 100 anni ci risiamo sempre la Libia e sempre l'Italia, che dovrebbe iniziare operazioni militari. Il colonialismo non c'è più, ma interessi,e li ne abbiamo tanti, ed il nostro intervento insieme a quello occidentale potrebbero avviare un processo di cui non si conoscono gli effetti ne' a breve ne' a lungo termine.
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