martedì 1 maggio 2012

E' il momento di dire basta

Adesso anche la "spending review". Il signor Monti non ha davvero alcun ritegno e determina un ulteriore stangata, questa volta non in modo diretto sui cittadini, ma incidendo sui ministeri e quindi sui servizi che lo Stato fornisce al pubblico. Insomma il gruppo Bildemberg ha deciso di dare il colpo di grazia all'Italia, ha deciso di andarci pesante in modo tale che l'ultima parte del credito ancora in possesso dei cittadini possa definitivamente cadere nelle mani delle banche, le quali, dopo essersi fatte rifinanziare dagli Stati super indebitati, adesso svuotano a colpi di decreti le tasche dei singoli cittadini, il tutto in nome di cosa? Del differenziale tra i titoli di stato italiani e titoli tedeschi, in sostanza sulla scorta di quella che è la capacità di solvenza del debito che lo Stato italiano ha rispetto alla germania, ma se il problema è il debito, la soluzione non ritenete sia semplicissima? Adesso lo domando ad un bambino di 10 anni come fare a risolvere il problema. "Piccolo, se devi dei soldi a qualcuno, ma questi soldi non li hai come fai?" Risposta: "Non gli rendo i soldi". Chiaro il concetto? Non si restituisce il debito ed amici come prima. Non è eticamente corretto? Beh non è altrettanto eticamente corretto utilizzare i soldi altrui per fare scommesse al casinò, sì perchè la finanza moderna è un casinò in cui pochi "illuminati" devoti a satana giocano con il danaro di chi suda e si distrugge la vita lavorando. Ipse dixit:" Quando lo sviluppo del capitale di un paese diventa un sottoprodotto di un casinò di gioco è probabile che vi sia qualcosa che non va bene." J.M. Keynes. E se i banchieri si incazzano? lo Stato dispone di carri armati, aerei da attacco al suolo e decine di migliai di militari armati. Il guaio è che il sistema economico, questi banchieri da sterminare a colpi di bombe, li ha messi al comando dei soldati di cui sopra, alla guida dei paesi che ha deciso di AZZANNARE! Si, perchè la bestia AZZANNA. Socialisti voi con il vostro sol dell'avvenire se ci siete, battete un colpo! Per i nomi dei banchieri al comando di interi eserciti, leggete le biografie dei primi ministri dei paesi di mezza europa, il resto è cronaca.

giovedì 26 gennaio 2012

Il tempo delle frasi si accompagna sempre al tempo delle azioni, le due cose non sono sempre legate da un rapporto di causa ed effetto, tuttavia nel corso della storia hanno sempre un nesso logico. Le grandi personalità hanno sempre dimostrato la innata capacità di legare parola ed azione dando alla seconda l'incisività necessaria per cambiare addirittura il corso della storia. C'è però un limite forse legato al fato maligno, questo limite è l'approccuio mentale conservativo. La spinta al cambiamento, la dinamica che tramuta il pensiero in atto ha in se qualcosa di rivoluzionario, di irrazionale, è quella spinta che consente di superare le barriere ed i legacci della mediocrità, tuttavia superata l'attrazione gravitazionale generata dalla stasi intellettuale, non si raggiunge un ambiente privo di attriti, pertanto le inerzie faranno in modo che la spinta propulsiva della rivoluzione, qualora non corrattamente alimentata, perda di energia fino a generare un collasso delle idee e quindi delle azioni che da esse scaturiscono. Un maledetto conflitto tra attacco e difesa tra conquista e riconquista, il tutto alternativamente pilotato da profondi balzi in avanti e violente frenate che segano le alterne vicende della storia dell'uomo. In tutto questo perde sempre qualcuno.

domenica 27 novembre 2011

Scrivere a qualcuno

Scrivere di qualcuno è complesso, scrivere per qualcuno è faticoso, scrivere a qualcuno è sentimento. Scrivo a qualcuno molto raramente, ma è li che trovo la maggior soddisfazione perchè riesco a togliere il muro che separa la mia anima dalla mia penna. Che complicato che sono eppure non saprei essere diverso, anche se il mondo non mi conosce per quello che sono. Conoscevo un saggio che si faceva chiamare l'uomo che cerca, io cerco , o meglio ho cercato e adesso che ho trovato scrivo a qualcuno, a qualcuno che ho trovato e che profondamente mi ha cambiato. Che aggiungere, niente altro, ho scritto anche troppo in prima persona. Tu sai che parlo di te e che scrivo solo a te.

lunedì 17 ottobre 2011

Roma in fiamme, cui prodest?

Roma è stata violentata per l'ennesima volta e chi scrive, pur essedosi al momento ritirato dalla scrittura, non ha potuto fare a meno di dedicare una riflessione sui fatti occorsi nelle scorse ore. Una manifestazione preannunciatasi pacifica si è tramutata in una vera e propria bolgia fatta di fiamme, sanpietrini e teste spaccate, mentre la capitale del mondo occidentale veniva violentata ancora e poi ancora senza che nessuno battesse ciglio, senza che nessuno si sia minimamente preoccupato di prevenire i danni che una manifestazione "pacifica" come quella di ieri sanno portare. Dopo questa brevissima e non nuova cronaca di quanto occorso, è assolutamente necessaria una riflessione sulle reali cause dell'accaduto; purtroppo si è consapevoli di cadere nella dietrologia e nel complottismo, ma certe affermazioni, certe facce di cera, le solite opinioni funeree dei nostri politici possono condurre solo a pensar male. Il Governatore della Banca d'Italia Mario Draghi, dall'alto del suo scranno di capo delle banche di tutta Italia si affretta a sostenere la manifestazione degli indignati ritenendola legittima e portatrice di idee nuove ed innovative, una affermazione strana sapendo che gli "indignati" sono accaniti oppositori di signoraggio, debito, e finanza, insomma tutto ciò che il Dott. Draghi rappresenta con la sua persona ed il suo ruolo istituzionale. Lo stupore iniziale ed artificioso delle precedenti affermazioni draghiane, volutamente nebuloso si dissipa in una chiara analisi quando un gruppo organizzato di scalmanati trasforma la sfilata del popolo incavolato in una guerra di strada combattuta senza esclusione di colpi. Cui prodest? Ai signori draghi, ai banchieri e finanzieri, che sono riusciti a delegittimare una manifestazione sostenedola. Non so se gli anarco-insurreionalisti, black-block, anarchici o casinisti vari siano stati prezzolati dalle grandi lobbies finanziarie e bancarie, ma una cosa è certa distruggendo le vetrine degli istituti di credito, attaccando i simboli della finanza, hanno legittimato lo sdegno di coloro che vogliono a tutti i costi dimostrare la mancanza di dignità delle manifestazioni popolari. In sintesi vi sosteniamo cari indignati, ma siccome schierate tra le vostre fila i facinorosi distruttori allora siete complici e NOI i signori della finanza siamo sempre le povere vittime di una incompiuta democrazia liberale di cui siamo gli unici strenui baluardi e difensori. Nota di colore per sdrammatizzae, secondo l'opinione di voi che leggete, i negozianti, i proprietari di auto, il comune di Roma e gli altri danneggiati a chi chiederanno IN PRESTITO i soldi per pagare i costi del disastro delle scorse ore? Evviva le liberal democrazie bancario massoniche.

giovedì 29 settembre 2011

Scrivo ergo sum

Già ho avuto modo di evidenziare quanto ardua sia l'arte o la scelta dello scrivere, chi la fa sa di imbattersi in una lotta dura prima con se stessi e poi con chi leggerà quanto scritto. La lotta di ci si parla è una sfida di volontà, quella propria dell'anima che spinge verso l'espressione, la diffusione del pensiero, contro la riottosità del corpo, gli occhi si stancano, le dita scorrono macchinose sui tasti, la mano duole a tener la penna, insomma tutta una serie di fastidiose senzazioni che fanno della scrittura un eveto di disagio.
A fronte di ciò la soddisfazione estrema dopo lo sforzo nel vedere materializzate sul bianco della carta, su di un monitor, o anche soltanto sulla superficie di un biglietto i frutti più o meno saporiti del travaglio interiore che spinge a scrivere.
Chi non soffre, chi non ritiene la scrittura un metaforico parto, non solo non sa scrivere, ma non sa nemmeno apprezzare la scrittura altrui e quindi in fondo non sa leggere, non sa leggere la carta ed i cuori, non sa apprezzare i momenti intensi dell'accarezzare quello spazio etereo in cui le parole si confondono col pensiero.

giovedì 18 agosto 2011

Un inganno di mezza estate.

A mezza estate si riflette e ci si inganna, ecco che scrivendo si comprende questo, di vivere in un grande inganno, non si cerca la causa di questa mistificazione incause terza, ma la si cerca in se, la colpa degli inganni è infatti sempre di chi li subisce, consapevole vittima di un suicidio nascosto dietro l'alibi dell'altrui colpa.Siamo abituati ad ingannare per primi noi stessi,siamo abituati a mentire alla nostra anima ed in questa situazione di precarietà iniziamo a mentire al mondo intero.D'altronde chi siamo noi per poter rinunciare a cotanta verità, persino Gesù Cristo cadde in tale condizione, persino il Figlio di Dio consapevole della sua fine tentò di superare tale condizione, per poi aprire gli occhi e chiedere al Padre di allontanare dal suo cuore il calice amaro della paura. Maledetta paura di soffrire che ci fa precipitare nell'inganno, come un cane che rincorre la propria coda, quasi fosse una cura ed invece non è altro che una droga nella quale troviamo unicamente una folle dipendenza.

martedì 2 agosto 2011

L'oscurità della passione.

Le passioni sono qualcosa di pericoloso, di impulsivo, di impellente e quindi nettamente opposte a qualsiasi genere di ragionamento. La passione sportiva ci fa allenare in palestra o al parco senza sosta, ma porta alcune teste di legno a picchiare a morte altri individui in uno stadio. La passione politica porta a perorare giuste cause senza timore alcuno di rappresaglie partigiane, ma tanta vis alle volte causa incredibili tragedie che si chiamano guerre, ipse dixit "la politica fatta con altri mezzi". La passione d'amore incendia i cuori degli adolescenti, ma ottenebra la mente degli stalker di professione e non. Insomma ogni attività appassionata dell'uomo nasconde nel suo intimo un bianco ed un nero che alle volte si distinguono nettamente ed in altre circostanze rimangono invece frammischiati in grigi infiniti dove l'anima si perde disperando di poterne uscire. Le secche della passione invischiano l'intelletto fino alla perdita della ragione, la navicella della indefettibile inntelligenza umana è superata dai palpiti del sangue nelle arterie e l'uomo coscientemente guidato da un io incosciente naufraga "dolcemente in un leopardiano mare" Sì perchè il vero colore della passsione non è il rosso come comunemente si pensa, cromaticamente la passione ha il gusto dello scuro che col tempo annebbia la vista ed ottenebra i sensi, rallenta i riflessi fino a farli scomparire, mentre chi ne è colmo pensa di dominare se stesso ed il mondo, quando nella realtà l'individuo diviene solo un burattino nelle mani del proprio infelice cuore. Gli antichi ritenevano il cuore fosse la vera sede dellì'intelligenza, forse avevano compreso più e meglio di noi che nel cuore risiede il segreto della lucidità, un cuore libero consente alla mente di lavorare, un cuore appassionata frena l'intelletto e progressivamente dà spazio ad incomprensibili ed imponderabili scelte.